Buongiorno,
ho
da poco finito di leggere Pensieri, idee
ed opinioni di Albert Einstein e vorrei parlarne con voi … se vi va
continuate a leggere!
Avevo
questo libro in casa da diverso tempo, forse un paio d’anni, ma vuoi per
mancanza di tempo vuoi per mancanza d’interesse non lo avevo ancora mai nemmeno
aperto.
Non
mi capita quasi mai, durante i miei acquisti, di comprare un solo libro anzi
solitamente mi piace acquistarne molti in una volta sola, di diverso genere e
di diversi editori… in questo modo non rimango mai senza libri. E pur avendo la
casa piena di volumi e testi di ogni genere e dimensione non mi stanco mai di
comprarne di nuovi.
Leggendo
molto e non avendo un genere preferito, nella scelta di una nuova opera da
leggere sono molto umorale. Può capitare che in un paio di mesi rilegga anche
due o tre volte lo stesso libro così come può capitare che, spinta da curiosità
e nuovi argomenti o nuove riflessioni e nuovi impulsi culturali, sia spinta
verso un particolare genere e che nel giro di un paio di settimane riesca a
leggere più di tre volumi sull’argomento.
Magari
capita anche a voi o magari no ma, ma la maggior parte delle volte e nella
maggior parte dell’anno, nelle mie scelte sono sempre molto umorale e la cosa
mi piace particolarmente. Questo ovviamente non esclude il fatto che, come
molti altri accaniti seguaci, non perdo mai le nuove uscite di serie di romanzi
che seguo ed amo.
Detto
questo torniamo all’argomento principale: il libro Pensieri, Idee ed Opinioni è
una raccolta di circa 60 scritti, parliamo di lettere e appunti, trattati e
saggi, trascrizione di discorsi ed interventi pubblici, articoli e appelli di
Albert Einstein, del periodo che va dal 1934 al 1950 tradotti dallo scrittore e
traduttore Lucio Angelini e pubblicato dalla Newton Compton Edizioni.
Ho
iniziato a leggerlo verso la metà di maggio e l’ho concluso in circa tre
settimane, prendendo nota o sottolineando con una matita alcune frasi o parti
di testo che mi colpivano particolarmente.
Tra
i temi particolarmente cari, almeno in quel periodo e secondo gli scritti
tradotti, ad Einstein vi erano la politica e crisi economica dell’epoca, i
giovani ed il futuro, la società in senso civile e morale.
L’ho
trovato un libro affascinante e a tratti coinvolgente, è stato interessante
entrare, anche se limitatamente grazie ai suoi scritti, nella mente di un
personaggio di rilievo come Albert Einstein. La maggior parte di noi quando
pensa a lui pensa a matematica e fisica, alla sua teoria sulla relatività e al
suo cervello così incredibilmente acuta e speciale.
Tra
tutti, lo scritto che mi ha colpita ed emozionata di più è quello dal titolo
“La questione dei negri” risalente al 1946, quindi poco tempo dopo la fine
della seconda guerra mondiale. Non sarebbe giusto se lo riassumessi brevemente
quindi ho deciso di trascrivere il testo integrale qui di seguito.
“Scrivo da persona che vive tra di voi
qui in America da poco più di una decina d’anni. E scrivo con serietà ed
intento ammonitorio. Molti lettori potrebbero chiedere: <>
Non penso che una posizione simile sia
giustificata. Chi sia cresciuto in un certo ambiente dà per scontate parecchie
cose. D’altro canto, chi sia arrivato in questo paese in età matura può
scorgere con acutezza tutto ciò che vi è di particolare e di caratteristico.
Credo che costui dovrebbe esprimersi liberamente su quello che vede e sente,
perché forse, così facendo, potrebbe dimostrarsi utile.
Ciò che fa rapidamente affezionare il
nuovo arrivato a questo paese è l’atteggiamento democratico tra la gente. Non
mi riferisco qui tanto alla democrazia dell’assetto politico di questo paese,
per quanto altamente meritevole di lode essa sia. Penso al rapporto tra i
singoli e all’atteggiamento di ciascuno rispetto all’altro.
Negli Stati Uniti ognuno si sente
sicuro del proprio valore come individuo. Nessuno si umilia davanti ad un altro
individuo o ceto sociale. Nemmeno un grande divario nella ricchezza o una
superiorità di potere da parte di alcuni, riescono ad intaccare questa sana
fiducia in sé e questo rispetto naturale verso l’altrui dignità.
C’è, tuttavia, una macchia scura nel
panorama sociale degli americani. Il loro senso dell’uguaglianza e della
dignità umana si limita essenzialmente agli uomini di pelle bianca. Persino tra
costoro ci sono pregiudizi di cui io stesso, come ebreo, sono chiaramente
consapevole; ma si tratta di pregiudizi trascurabili in confronto
all’atteggiamento dei bianchi verso i loro concittadini di carnagione più
scura, ed in particolare i negri. Più mi sento americano, più questa situazione
mi fa soffrire. E riesco a sottrarmi al senso di complicità che me ne deriva
solo parlandone a voce alta.
Più di una persona sincera mi
risponderà: <>.
Sono fermamente convinto che chiunque
sostenga un’idea del genere dia prova di fatale erroneità di giudizio. I vostri
antenati strapparono questi individui alle loro case con la forza; e nella loro
ricerca di ricchezza e di una vita comoda i bianchi repressero e sfruttarono
spietatamente i negri, degradandoli al rango di schiavi. Il pregiudizio moderno
contro di essi è il frutto del desiderio di mantenere tale indegna condizione.
Anche gli antichi greci avevano degli
schiavi. Non si trattava di negri, ma di uomini bianchi che erano stati fatti
prigionieri in guerra. Non si poteva certo parlare di differenze razziali. E
tuttavia Aristotele, uno dei grandi filosofi greci, dichiarò che gli schiavi
erano esseri inferiori che andavano giustamente sottomessi e privati della
propria libertà. E’ chiaro che era a sua volta vittima di un pregiudizio della
tradizione da cui, malgrado l’eccezionalità del suo intelletto, non era
riuscito a liberarsi.
Una larga parte del nostro
atteggiamento verso la realtà è condizionato dalle opinioni e dalle emozioni
che assorbiamo inconsciamente dall’ambiente di cui siamo figli. In altre
parole, è la tradizione – accanto alle attitudini e alle qualità ereditate – a
renderci quelli che siamo. Solo di rado riflettiamo sulla scarsità
dell’influenza del nostro pensiero conscio sulla nostra condotta e sulle nostre
convinzioni rispetto alla potenza condizionatrice della tradizione.
Sarebbe sciocco disprezzare la
tradizione. Ma con la nostra crescente consapevolezza di noi stessi e il nostro
progressivo aumento d’intelligenza dobbiamo cominciare a sottoporre a verifica
la tradizione e ad assumere verso di essa un atteggiamento critico, se mai
vogliamo che i rapporti umani cambino in meglio. Dobbiamo sforzarci di
discernere ciò che nella tradizione da noi assorbita è dannoso per il nostro
destino e la nostra dignità, e modellare le nostre vite di conseguenza.
Credo che chiunque cerchi di pensare a
fondo con onestà alla situazione non tarderà a riconoscere l’indegnità e
persino la fatalità del preconcetto tradizionale contro i negri. Che cosa può
fare, tuttavia, l’uomo di buona volontà per combattere un pregiudizio tanto
profondamente radicato? Deve trovare il coraggio di dare l’esempio con le
parole e con l’azione, e vigilare affinché i suoi figli non restino a loro
volta condizionati da tale pregiudizio raziale.
Io non credo che ci sia un modo rapido
per curare questo male saldamente radicato. Ma finché non avremo raggiunto
questo risultato, per una persona giusta e benintenzionata non ci sarà
soddisfazione maggiore che la consapevolezza di aver dedicato le proprie
energie migliori al servizio di questa buona causa.“
Eppure,
come si suol dire, non è tutto oro ciò che luccica …
Infatti
tra i suoi scritti ne ho trovato uno, fortunatamente è uno solo, che ho trovato
assurdo e scioccante in senso negativo. Il titolo di questo lungo articolo è
“Guerra atomica o pace” scritto tra il 1945 e il 1947. In questo caso, data la
lunghezza del brano, non riporterò il testo interamente ma solo alcune parti di
esso.
“[…]
Non credo che una guerra combattuta con le bombe atomiche spazzerà via la
civiltà. Forse potranno rimanere uccisi due terzi della popolazione della
terra. Ma resterebbe un sufficiente numero di uomini capaci di pensare e un
sufficiente numero di libri per consentire di ricominciare daccapo e restaurare
la civiltà.”
“[…]
Dal momento che non prevedo che l’energia atomica potrà risultare di grande
vantaggio ancora per molto tempo, debbo dire che attualmente essa costituisce
una minaccia. Forse è bene che sia così. Potrà agire da deterrente per la razza
umana spingendola a mettere ordine nei propri affari internazionali, cosa che,
senza la pressione della paura, di sicuro essa non farebbe.”
“[…]
Non mi considero il padre della liberazione dell’energia atomica. Il mio ruolo
in proposito è stato del tutto indiretto. Non prevedo, infatti, che si sarebbe
arrivati a produrla nel mio tempo. Lo credevo possibile solo sul piano teorico.
E’ diventato un fatto concreto grazie alla scoperta accidentale della reazione a
catena, cosa che non avrei potuto prevedere.”
Nonostante
il suo eccezionale intelletto e la sua affatto morbida presa di posizione
contro le ingiustizie sociali, Albert Einstein rimane solamente uomo, come ve
ne sono molti in questo nostro mondo, capace di sbagliare, di mal interpretare
e di essere vittima di condizionamenti e/o pregiudizi su uno o più fronti.
Il
libro merita di essere letto, soprattutto per permettere al lettore riesca a
farsi una propria idea su chi fosse davvero Albert Einstein, lontano dal
prototipo della mente eccezionale e irreprensibile che conosciamo tutti.
Irene