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sabato 30 settembre 2017

RICETTE ESTIVE - Insalata d'orzo e cicerchia

Buon pomeriggio a tutti,
ance se l’estate è finita volevo condividere con voi una ricetta che ho amato preparare e mangiare nelle giornate più calde. 
Spero vi possa piacere.


Insalata di orzo e cicerchie

INGREDIENTI:
Orzo
Cicerchie
Carote
Zucchine
Peperoni
Cipolla
Basilico (in foglie fresche)
Sale  q.b.
Olio d’oliva q.b.

PROCEDIMENTO:
Mettere le cicerchie a bagno, in acqua leggermente salata, per 24ore in modo che si idratino per bene.
Mettere a bollore acqua fredda salata e quando vedete bolle in superficie inserite le cicerchie. Io le ho fatte cucinare per oltre 2ore e mezza, poi le ho scolate e lasciate a raffreddare.
Soffriggere le carote con un po’ d’olio e poi aggiungere un pochino di acqua, in modo da non farle friggere troppo, e far cuocere per qualche minuto. Aggiungere i peperoni e far cuocere per qualche altro minuto. Spruzzare di sale ed infine inserire le zucchine e le cipolle.
Mettere da parte e dedicarsi all’orzo. Cuocere l’orzo in acqua salata per 30-40minuti (se usate quello precotto è sufficiente la metà del tempo!) poi scolarlo e lasciare a raffreddare.

Unire il tutto (l’orzo, le cicerchie e le verdure) condendo con olio di oliva e foglie di basilico fresco. Servire in tavola.

domenica 24 settembre 2017

Pensieri, idee ed opinioni di Albert Einstein

Buongiorno,
ho da poco finito di leggere Pensieri, idee ed opinioni di Albert Einstein e vorrei parlarne con voi … se vi va continuate a leggere!

Avevo questo libro in casa da diverso tempo, forse un paio d’anni, ma vuoi per mancanza di tempo vuoi per mancanza d’interesse non lo avevo ancora mai nemmeno aperto.
Non mi capita quasi mai, durante i miei acquisti, di comprare un solo libro anzi solitamente mi piace acquistarne molti in una volta sola, di diverso genere e di diversi editori… in questo modo non rimango mai senza libri. E pur avendo la casa piena di volumi e testi di ogni genere e dimensione non mi stanco mai di comprarne di nuovi.

Leggendo molto e non avendo un genere preferito, nella scelta di una nuova opera da leggere sono molto umorale. Può capitare che in un paio di mesi rilegga anche due o tre volte lo stesso libro così come può capitare che, spinta da curiosità e nuovi argomenti o nuove riflessioni e nuovi impulsi culturali, sia spinta verso un particolare genere e che nel giro di un paio di settimane riesca a leggere più di tre volumi sull’argomento.
Magari capita anche a voi o magari no ma, ma la maggior parte delle volte e nella maggior parte dell’anno, nelle mie scelte sono sempre molto umorale e la cosa mi piace particolarmente. Questo ovviamente non esclude il fatto che, come molti altri accaniti seguaci, non perdo mai le nuove uscite di serie di romanzi che seguo ed amo.

Detto questo torniamo all’argomento principale: il libro Pensieri, Idee ed Opinioni è una raccolta di circa 60 scritti, parliamo di lettere e appunti, trattati e saggi, trascrizione di discorsi ed interventi pubblici, articoli e appelli di Albert Einstein, del periodo che va dal 1934 al 1950 tradotti dallo scrittore e traduttore Lucio Angelini e pubblicato dalla Newton Compton Edizioni.


Ho iniziato a leggerlo verso la metà di maggio e l’ho concluso in circa tre settimane, prendendo nota o sottolineando con una matita alcune frasi o parti di testo che mi colpivano particolarmente.
Tra i temi particolarmente cari, almeno in quel periodo e secondo gli scritti tradotti, ad Einstein vi erano la politica e crisi economica dell’epoca, i giovani ed il futuro, la società in senso civile e morale.


L’ho trovato un libro affascinante e a tratti coinvolgente, è stato interessante entrare, anche se limitatamente grazie ai suoi scritti, nella mente di un personaggio di rilievo come Albert Einstein. La maggior parte di noi quando pensa a lui pensa a matematica e fisica, alla sua teoria sulla relatività e al suo cervello così incredibilmente acuta e speciale.

Tra tutti, lo scritto che mi ha colpita ed emozionata di più è quello dal titolo “La questione dei negri” risalente al 1946, quindi poco tempo dopo la fine della seconda guerra mondiale. Non sarebbe giusto se lo riassumessi brevemente quindi ho deciso di trascrivere il testo integrale qui di seguito.
“Scrivo da persona che vive tra di voi qui in America da poco più di una decina d’anni. E scrivo con serietà ed intento ammonitorio. Molti lettori potrebbero chiedere: <>
Non penso che una posizione simile sia giustificata. Chi sia cresciuto in un certo ambiente dà per scontate parecchie cose. D’altro canto, chi sia arrivato in questo paese in età matura può scorgere con acutezza tutto ciò che vi è di particolare e di caratteristico. Credo che costui dovrebbe esprimersi liberamente su quello che vede e sente, perché forse, così facendo, potrebbe dimostrarsi utile.
Ciò che fa rapidamente affezionare il nuovo arrivato a questo paese è l’atteggiamento democratico tra la gente. Non mi riferisco qui tanto alla democrazia dell’assetto politico di questo paese, per quanto altamente meritevole di lode essa sia. Penso al rapporto tra i singoli e all’atteggiamento di ciascuno rispetto all’altro.
Negli Stati Uniti ognuno si sente sicuro del proprio valore come individuo. Nessuno si umilia davanti ad un altro individuo o ceto sociale. Nemmeno un grande divario nella ricchezza o una superiorità di potere da parte di alcuni, riescono ad intaccare questa sana fiducia in sé e questo rispetto naturale verso l’altrui dignità.
C’è, tuttavia, una macchia scura nel panorama sociale degli americani. Il loro senso dell’uguaglianza e della dignità umana si limita essenzialmente agli uomini di pelle bianca. Persino tra costoro ci sono pregiudizi di cui io stesso, come ebreo, sono chiaramente consapevole; ma si tratta di pregiudizi trascurabili in confronto all’atteggiamento dei bianchi verso i loro concittadini di carnagione più scura, ed in particolare i negri. Più mi sento americano, più questa situazione mi fa soffrire. E riesco a sottrarmi al senso di complicità che me ne deriva solo parlandone a voce alta.
Più di una persona sincera mi risponderà: <>.
Sono fermamente convinto che chiunque sostenga un’idea del genere dia prova di fatale erroneità di giudizio. I vostri antenati strapparono questi individui alle loro case con la forza; e nella loro ricerca di ricchezza e di una vita comoda i bianchi repressero e sfruttarono spietatamente i negri, degradandoli al rango di schiavi. Il pregiudizio moderno contro di essi è il frutto del desiderio di mantenere tale indegna condizione.
Anche gli antichi greci avevano degli schiavi. Non si trattava di negri, ma di uomini bianchi che erano stati fatti prigionieri in guerra. Non si poteva certo parlare di differenze razziali. E tuttavia Aristotele, uno dei grandi filosofi greci, dichiarò che gli schiavi erano esseri inferiori che andavano giustamente sottomessi e privati della propria libertà. E’ chiaro che era a sua volta vittima di un pregiudizio della tradizione da cui, malgrado l’eccezionalità del suo intelletto, non era riuscito a liberarsi.
Una larga parte del nostro atteggiamento verso la realtà è condizionato dalle opinioni e dalle emozioni che assorbiamo inconsciamente dall’ambiente di cui siamo figli. In altre parole, è la tradizione – accanto alle attitudini e alle qualità ereditate – a renderci quelli che siamo. Solo di rado riflettiamo sulla scarsità dell’influenza del nostro pensiero conscio sulla nostra condotta e sulle nostre convinzioni rispetto alla potenza condizionatrice della tradizione.
Sarebbe sciocco disprezzare la tradizione. Ma con la nostra crescente consapevolezza di noi stessi e il nostro progressivo aumento d’intelligenza dobbiamo cominciare a sottoporre a verifica la tradizione e ad assumere verso di essa un atteggiamento critico, se mai vogliamo che i rapporti umani cambino in meglio. Dobbiamo sforzarci di discernere ciò che nella tradizione da noi assorbita è dannoso per il nostro destino e la nostra dignità, e modellare le nostre vite di conseguenza.
Credo che chiunque cerchi di pensare a fondo con onestà alla situazione non tarderà a riconoscere l’indegnità e persino la fatalità del preconcetto tradizionale contro i negri. Che cosa può fare, tuttavia, l’uomo di buona volontà per combattere un pregiudizio tanto profondamente radicato? Deve trovare il coraggio di dare l’esempio con le parole e con l’azione, e vigilare affinché i suoi figli non restino a loro volta condizionati da tale pregiudizio raziale.
Io non credo che ci sia un modo rapido per curare questo male saldamente radicato. Ma finché non avremo raggiunto questo risultato, per una persona giusta e benintenzionata non ci sarà soddisfazione maggiore che la consapevolezza di aver dedicato le proprie energie migliori al servizio di questa buona causa.“

Eppure, come si suol dire, non è tutto oro ciò che luccica …
Infatti tra i suoi scritti ne ho trovato uno, fortunatamente è uno solo, che ho trovato assurdo e scioccante in senso negativo. Il titolo di questo lungo articolo è “Guerra atomica o pace” scritto tra il 1945 e il 1947. In questo caso, data la lunghezza del brano, non riporterò il testo interamente ma solo alcune parti di esso.

“[…] Non credo che una guerra combattuta con le bombe atomiche spazzerà via la civiltà. Forse potranno rimanere uccisi due terzi della popolazione della terra. Ma resterebbe un sufficiente numero di uomini capaci di pensare e un sufficiente numero di libri per consentire di ricominciare daccapo e restaurare la civiltà.”
“[…] Dal momento che non prevedo che l’energia atomica potrà risultare di grande vantaggio ancora per molto tempo, debbo dire che attualmente essa costituisce una minaccia. Forse è bene che sia così. Potrà agire da deterrente per la razza umana spingendola a mettere ordine nei propri affari internazionali, cosa che, senza la pressione della paura, di sicuro essa non farebbe.”
“[…] Non mi considero il padre della liberazione dell’energia atomica. Il mio ruolo in proposito è stato del tutto indiretto. Non prevedo, infatti, che si sarebbe arrivati a produrla nel mio tempo. Lo credevo possibile solo sul piano teorico. E’ diventato un fatto concreto grazie alla scoperta accidentale della reazione a catena, cosa che non avrei potuto prevedere.”

Nonostante il suo eccezionale intelletto e la sua affatto morbida presa di posizione contro le ingiustizie sociali, Albert Einstein rimane solamente uomo, come ve ne sono molti in questo nostro mondo, capace di sbagliare, di mal interpretare e di essere vittima di condizionamenti e/o pregiudizi su uno o più fronti.


Il libro merita di essere letto, soprattutto per permettere al lettore riesca a farsi una propria idea su chi fosse davvero Albert Einstein, lontano dal prototipo della mente eccezionale e irreprensibile che conosciamo tutti.

Irene

sabato 16 settembre 2017

Sono tornata ... !

Ciao a tutti, 
finalmente sono tornata a casa e ricomincerò ad aggiornare il blog!

Gli aggiornamenti saranno settimanali e dato che ho un sacco di novità e di recensioni e post che attendono solo di essere scritti ... beh, continuate a leggermi.

A presto!

Irene ^_^